Le parole non volano mica.

“Non è vero che le parole volano ma si depositano nella mente e ci restano” dice Valeria a Piergiorgio, nel mio romanzo La finestra al sole, edito da La Zattera Edizioni.

E lo penso anche io. Cavolo se lo penso.

Ci hanno sempre detto che solo il testo scritto rimane, ci hanno sempre fregati con questa storia che Verba volant, scripta manent, ma non è vero nulla.

In un contratto, quello sì, sicuramente. Cerco sempre di spiegarlo ai miei clienti, nella mia vita principale – dove sono avvocato -, che, se non hanno qualcosa di scritto, difficilmente si può andare avanti con una causa.

Ma, per il resto, le parole non volano affatto. Per esseri dotati di memoria come noi, i “ti voglio abbracciare”, gli “avrei voluto non incontrarti mai”, i “come stai” e i “non ti voglio vedere mai più” restano nella testa.

E ti fanno compagnia, bella o brutta, in una notte che un lampione per strada non ti fa dormire e ti scendono le lacrime, di gioia o rimorso, senza volerlo.

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