Curare, curarsi. Delle persone.

“Ho fatto compagnia a Luca in infermeria, all’ora di italiano. È caduto in cortile, alla ricreazione e aveva il braccio che gli faceva male e si è gonfiato.”

“E tu hai saltato l’ora di italiano per Luca?” chiede Donna.

“È un mio amico.”

“Anche se è un tuo amico, non devi saltare le ore in classe, va bene?” li interrompe la madre.

“Ma mamma, aveva paura che gli facessero qualche puntura. Mi ha chiesto lui di rimanere. A me piace curarmi delle persone”.

“Si dice curare, non curarsi” commenta la sorella, sghignazzando.

“Si, infatti, Giorgio, e in ogni caso se vorrai curare le persone studierai Medicina all’università, ma a mamma non va per niente bene che stai fuori dall’aula, ok?”

(da R.P. Giannotte, La finestra al sole, 2018, La Zattera Edizioni).

Curare, curarsi. Due parole così simili, eppure così diverse.

E sapete la differenza dove sta? Negli occhi.

Curare è vedere una ferita esterna, dare sollievo alla visibilità delle lesioni che tutti possono vedere.

Curarsi è vedere l’anima. È prenderla in braccio e cullarla finché tutto non passa.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...