Iniziamo a parlare con i lettori. A tu per tu.

Ecco la lettera che ho inviato a LaStampa in risposta all’articolo di Bruno Ventavoli uscito l’8 settembre 2018, in cui ci si lamenta che gli italiani non leggono più.

“Egregio dott. Ventavoli,

ho letto con molto interesse il suo pezzo dal titolo “I Festival non bastano: l’Italia non sa leggere”, apparso su La Stampa di ieri 8 settembre 2018.

“Urge escogitare metodi per rifamiliarizzare gli italiani con i libri” è la frase che mi ha colpita di più. L’ho intesa come una “call to action” e, per questo, ho deciso di parlare della mia esperienza.

Sono R.P. Giannotte, autrice esordiente. Il mio primo romanzo, “La finestra al sole”, è uscito il 9 maggio 2018, edito da una piccola e ambiziosa casa editrice sarda, La Zattera.

Fin dall’inizio ho notato, come Lei, che per la maggior parte delle persone l’esperienza digitale è quotidiana. Ma invece che contrastare questa tendenza, ho deciso di tuffarmici dentro.

Poche presentazioni, condotte con il metodo della visualizzazione, per entrare dentro il libro. Storie Instagram ogni mattina, in cui parlo di un tema contemporaneo, più o meno leggero e spesso letterario, e invito gli utenti a farmi sapere cosa ne pensano. Post su Facebook in cui abbino passi salienti del mio romanzo abbinate a foto particolari scattate con gli ultimi cellulari del momento. E poi un blog (rpgiannotte.com) con brevi articoli che prendono spunto da una citazione letteraria per analizzare la realtà, challenge fotografici e soprattutto Come nasce un libro. Con quest’ultima iniziativa ho fatto vedere in diretta sui social network come nasce materialmente un prodotto letterario, lanciando un concorso (partecipatissimo) con cui sono state selezionate due persone che ho portato con me a vedere le fasi di stampa.

Questo mi ha portato a vendere tutte le copie de La finestra al sole presenti al Salone del Libro di Torino in meno di tre ore. Ad avere, in quattro mesi, una comunità di tremilaquattrocento utenti su Facebook e quasi millequattrocento su Instagram, tutti attivi con commenti, likes e condivisioni, che non restano mai senza risposta. Non sono numeri da influencer, lo so bene, ma per una giovane scrittrice esordiente non è male.

In breve, in Sardegna è diventato un piccolo cult, un caso di cui si parla. In tanti hanno già acquistato il mio libro, e molti di loro mi scrivono una recensione, mi confessano di aver ripreso a leggere o di aver riscoperto l’amore per i libri. Le sembrerà strano, ma le stories su Grazia Deledda – uno tra i miei miti – sono le più viste!

Ecco, dunque, il nuovo metodo per rendere i libri più familiari: spogliarli dello stile che “fa tanto letteratura” e, soprattutto, comunicarli meglio. Smetterla di pensare che siano gli italiani a dover rincorrere gli autori ma andare a parlare con i possibili lettori lì dove sono: sui social network.

E, infine, non pensiamo che chi vediamo al cellulare stia sempre su Internet. Molti di loro hanno libri sul cellulare: me ne sono accorta sbirciando sugli schermi in metro. E io stessa, se voglio rileggere Dostoevskij, non mi porto dietro il tomo rilegato ma scarico l’ebook che leggo in un’applicazione.

Mi farebbe piacere avere un confronto con Lei sul tema”.

E voi, cosa ne pensate?

3 pensieri riguardo “Iniziamo a parlare con i lettori. A tu per tu.”

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